Il franco forte: non fa bene a nessuno
I frontalieri guadagnano il 30% in più rispetto al 2007. I negozi sul lato italiano della frontiera fanno affari d’oro. Ma se la situazione di disequilibrio tra franco e euro dovesse perdurare, sarebbe un pasticcio un po’ per tutti.
Ormai la caduta dell’euro sembra non avere fine e contemporaneamente si apprezza il franco. La moneta svizzera, diventata bene rifugio dall’inizio della crisi finanziaria e borsistica, mantiene il suo ruolo anche ora a causa dei disastri economici nell’eurozona a cominciare dalla Grecia.
A fregarsi le mani oggi sono i frontalieri che vedono il loro stipendio lievitare all’infinito. Dal 2007 a oggi, l’apprezzamento del franco sull’euro è stato del 30%. Anche i commercianti della fascia italiana di frontiera non possono che essere felici. Ormai la metà della clientela proviene dalla Svizzera.
Ma il disequilibrio è malsano. L’industria di esportazione elvetica comincia ad andare in sofferenza. Solo i mercati asiatici reggono il colpo ma i paesi europei, clienti privilegiati della Confederazione, rinunciano o rimandano i loro acquisti in Svizzera. Ma se l’industria va male, a soffrirne sono proprio i frontalieri che rischiano di essere i primi a rimanere senza lavoro. Insomma, secondo gli specialisti, bisognerebbe tornare al più presto a un cambio più equilibrato:1.20 franchi contro 1 euro sarebbe l’ideale. Ma tra la speranza e la realtà ce ne passa. Le previsioni sono ancora al peggioramento con un euro che potrebbe addirittura avvicinarsi al cambio 1:1 con il franco. Tutto dipende se l’eurozona si riprenderà o meno. In caso affermativo, la Banca nazionale svizzera potrebbe decidere di alzare i tassi e rincarare il costo del denaro ma per il momento tutto questo non è previsto.
Mario Besani
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Grazie a chi ci ricorda che ogni medaglia ha il suo rovescio!
Un solo appunto: quale potrebbe essere un “cambio equilibrato”?
Lo decide la domanda e l’offerta. O per lo meno dovrebbe essere così. Ci sono tuttavia altri fattori, non di mercato. Per esempio dipende dalla solidità della situazione finanziaria (debito pubblico) che sta dietro alle due monete e dipende anche dalla quantità di moneta stampata dalle rispettive banche nazionali. In pratica 2 fattori su 3 dipendono da politiche statali o pubbliche mentre l’altro fattore (la bilancia comemrciale) dipende dalle decisioni singole di milioni di consumatori, di lavoratori, degli uffici acquisti di milioni di aziende. Ma questo non basta a porre rimedio ai danni fatti da errate politiche debitorie degli stati dell’area Euro.
Il cambio attuale rappresenta il termometro della situazione odierna (di mercato e politica) e quindi è effettivamente “equilibrato”. Un equilibrio dinamico, variabile, che ci dimostra che nulla è fisso (nemmeno lo stipendio) e che quello che succede non sempre è dovuto alle nostre azioni come individui ma piuttosto a quello che facciamo e decidiamo come somma di individui.
Giusto dire che il disequilibrio è malsano ma qui occorre capire che il disequilibrio tra Franco e Euro è frutto dell’equilibrio del Franco da una parte (forti esportazioni ed importazioni, pari al 50% del PIL circa e forte equilibrio del bilancio statale, con un debito pubblico tra i piu’ bassi del mondo occidentale) e disequilibri dell’area Euro dall’altra, con economie a diversa velocità, debiti e deficit crescenti, eccesso di stampa di carta moneta, rischi di inflazione.
Franceso