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Ecoterroristi: l’accusa usa la mano pesante

20 luglio 2011 – 22:19Nessun Commento

La sede del tribunale penale federale di Bellinzona dove si sta svolgendo il processo ai tre presunti ecoterroristi (foto ti.ch)

Il procuratore federale, Hans Jörg Stadler, chiede pene detentive da espiare fino a tre anni e mezzo per i tre presunti ecoterroristi (2 italiani e un ticinese) a processo da ieri mattina al TPF di Bellinzona. La difesa replica: prove molto deboli.

Si è infittita la delegazione di simpatizzanti che da ieri mattina presidia la piazzetta antistante al tribunale penale federale di Bellinzona (TPF) dove si sta svolgendo il processo ai tre presunti ecoterroristi, Costa, Silvia e Billy. Il gruppuscolo, proveniente oltre che dal Canton Ticino anche dall’Italia e dalla Svizzera tedesca, con striscioni e slogan, ha reclamato la liberazione degli accusati. Anche la stampa -dè finita nel mirino delle critiche degli attivisti.

Il procuratore federale, Hans Jörg Stadler, non si è comunque fatto impressionare dai manifestanti e a poche ore dall’inizio del processo ha chiesto per Costantino Ragusa, 34 anni, detto Costa ha chiesto tre anni e mezzo di prigione, per la moglie Silvia Guerini, 29 anni, tre anni e tre anni e tre mesi per il ticinese residente in Italia Luca Bernasconi, detto Billy. Il procuratore federale si è rifiutato di concedere il beneficio della condizionale ritenendo che le possibilità che i tre possano ritornare a una vita normale, siano esigue. Inoltre, il PM, ha chiesto che i tre si assumano le spese processuali che ammontano a 15 mila franchi ciascuno. Pene pesanti dunque giustificate, secondo Stadler, dalla determinazione con cui i tre si apprestavano ad attentare al cantiere del nuovo centro di ricerca sulle nanotecnologie dell’IBM a Rüschlikon, nel Canton Zurigo. Sono un casuale controllo della polizia ha permesso di fermare il loro progetto criminale. Nella loro macchina, gli inquirenti hanno trovato, oltre ai volantini di rivendicazione anche 476 grammi di esplosivo e altro materiale utile alla detonazione.

Fragile l’atto d’accusa

Per gli avvocati della difesa, le modalità dell’arresto dei tre e gli elementi che li hanno condotti davanti alla corte penale federale sono molto discutibili. In primo luogo, il perito, chiamato in causa dall’accusa, non ha saputo dimostrare se il materiale “esplosivo” trovato nella macchina dei tre il 15 aprile del 2010, fosse veramente idoneo a provocare un attentato di grande entità. In secondo luogo, il loro arresto non è avvenuto accidentalmente ma la polizia svizzera stava lavorando in stretta collaborazione con quella italiana, un particolare che non era mai emerso precedentemente. Perciò, il fermo dei tre non è stato assolutamente casuale. Insomma, per i legali di Costa, Silvia e Billy, l’atto d’accusa non fornisce nessuna certezza ma solo supposizioni tutte da provare. Il dibattimento proseguirà anche domani. La sentenza è attesa per venerdì prossimo.

Mario Besani


 

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