Contro i tagli, secessione!
È la parola d’ordine dell’Associazione italiana dei Comuni confinanti (Asscomiconf). Si tratta dei Comuni che confinano con le Province autonome, le Regioni a statuto speciale, ma anche con la Svizzera, ai quali è stato tagliato del 70% il fondo di 91 milioni di euro promesso nel 2009.
I Comuni di confine contavano di ricevere ciascuno circa 300mila euro l’anno per il 2009, 2010 e 2011. Non si tratta di una grande somma, ma per i Comuni italiani, che dispongono di entrate fiscali molto limitate, si tratta di una somma importante. Tanto più che sono confrontati con molti problemi, primo fra tutti un costante e lento spopolamento, che porta le giovani coppie, le aziende e le intelligenze professionali a spostarsi al di là del confine, verso le ricche Regioni e Provincie autonome e/o speciali.
Per protestare contro la riduzione del fondo a 22 milioni di euro, ogni mese dieci Comuni dell’Associazione avvieranno l’iter per abbandonare la loro provincia ed affiliarsi alle più ricche e meglio amministrate province o regioni confinanti. “Siamo arrivati a questo punto perché abbiamo tanti problemi da risolvere e nessuna risorsa per farlo,” afferma il leader del movimento, il bresciano Marco Scalvini, presidente dell’Associazione.
“Oltre quel confine c’è la giusta risposta con contributi per le prime case, le ristrutturazioni, le aziende e le imprese, si pagano meno tasse ed hai stipendi più alti con servizi sociali e pubblici garantiti e gratuiti. Di la c’è l’America e di qua l’Argentina,” si accalora Scalvini. “Quindi, se lo Stato non ci considera, noi ce ne andiamo, facciamo i referendum di annessione e ci spostiamo dove l’erba è più verde 365 giorni all’anno,” rincara la dose il segretario generale Nicola Adriano.
Se l’Associazione riuscirà a dar corpo alle sue minacce, in breve tempo la cartina dell’Italia dovrà essere ridisegnata.
Red./Comunicato
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