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Euro giù, franco su

15 maggio 2010 – 08:46Nessun Commento

Nei posteggi dei centri commerciali ticinesi diminuisce il numero delle auto con targhe italiane, mentre fra i consumatori ticinesi sta diventando di nuovo di moda la gita in Italia al sabato mattina per fare la spesa. È la conseguenza più immediata delle turbolenze sui mercato finanziari, che hanno portato a una forte perdita di valore dell’euro.

Ieri è bastato che l’amministratore delegato della Deutsche Bank – lo svizzero Joe Ackermann – in una intervista televisiva esprimesse i suoi dubbi sulla capacità della Grecia di rimborsare i prestiti, per mandare a picco euro e borse.

In queste ore convulse, con i mercati che sembrano credere poco alla solidità del piano di salvataggio dell’euro, il franco svizzero ritrova il suo ruolo di bene rifugio. E le quotazioni del franco salgono: nel 2008 un franco valeva € 0,62, oggi siamo a quota € 0.71.(Viceversa, in franchi, l’euro perde valore, da Fr. 1,60 nel 2008 a Fr. 1.40 in queste ore).

Come sempre c’è chi ne soffre e chi ne trae vantaggio. I commercianti della Svizzera italiana, che avevano cominciato ad abituarsi ai clienti provenienti dall’Italia, e non solo per comperare caffé e sigarette, guardano con preoccupazione all’evolversi della situazione. Gli albergatori del canton Ticino rischiano di veder diminuire i clienti provenienti dai paesi dell’eurozona. E forse anche qualche cliente svizzero – gli svizzeri rappresentano la maggioranza dei turisti che vengono in Ticino – sceglierà una più conveniente destinazione all’estero.

L’euro debole d’altro canto rappresenta una buona notizia per il commercio e il settore turistico nelle provincie italiane dell’Insubria. C’è solo da sperare che la crisi non abbia pregiudicato la propensione al consumo dei clienti, perché in ogni caso, per poterli spendere gli euro prima bisogna averli guadagnati. È  avvantaggiato dal rafforzamento del franco anche chi lavora in Svizzera e vive in un paese dell’Ue, ad esempio i frontalieri italiani, che al cambio vedono aumentare la loro busta paga.

Ma del franco forte approfittano anche tutti coloro che in Svizzera si sono indebitati, per esempio per costruire la casa. I capitali che affluiscono nel franco contribuiscono a tener bassi i tassi d’interesse in franchi. C’è addirittura il rischio che nell’immobiliare si possa formare una bolla speculativa come si era verificato negli anni ‘80. In passato, per scoraggiare – peraltro senza successo – l’afflusso di capitali dall’estero, le autorità monetarie svizzere avevano introdotto un interesse negativo sui fondi esteri depositati in Svizzera.

Anche l’industria d’esportazione svizzera dovrà far fronte a maggiori difficoltà su mercati esteri. Negli scorsi anni comunque gli industriali svizzeri hanno sempre saputo far di necessità virtù, riuscendo a tenere sotto controllo i prezzi di produzione aumentando la produttività, facilitati in questo dalla flessibilità del mercato del lavoro e dal basso costo dei capitali.

Michele Andreoli

 

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