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Tutta colpa dell’Italia: il Ticino boccia l’Europa

9 febbraio 2009 – 00:42Nessun Commento

Il Canton Ticino e le valli di lingua italiana dei Grigioni, si schierano, con quasi il 66% dei voti, contro la libera circolazione delle persone e l’estensione degli accordi bilaterali a Bulgaria e Romania. Un antieuropeismo in controtendenza rispetto al resto del paese che nasconde però anche dell’ altro.“E’ tutta colpa dell’ Italia”, tuona dai microfoni della Radio svizzera (RSI) il senatore ticinese Filippo Lombardi. Gli dà man forte il presidente del governo, Marco Borradori, secondo il quale, l’elettorato cantonale più che sconfessare l’Europa o l’estensione della libera circolazione a Bulgaria e Romania, ha voluto mandare un segnale chiaro:”fra Ticino e Lombardia manca la reciprocità” dice Borradori. “Noi svizzeri, rispettiamo alla lettera gli accordi con Bruxelles. Qualsiasi imprenditore italiano, senza molte complicazioni, può venire a lavorare da noi. La stessa cosa non si può dire per i ticinesi ai quali il mercato lombardo continua a rimanere precluso o quasi”.

Ticino sempre contro

Una lettura del voto odierno che può apparire un po’ semplicistica. Infatti, la Svizzera italiana, ha sempre votato contro l’Europa (nel maggio 2000 aveva votato contro i sette accordi bilaterali I e nel settembre 2005 aveva detto “no” all’estensione della libera circolazione ai 10 nuovi stati dell’Ue) mai però le percentuali in Ticino erano state così ampie: quasi il 66%, 2 elettori su 3.E allora qualcosa che non va deve pur esistere!

In cerca di reciprocità

Lo scorso autunno, una ditta ticinese, la Swiss Global Security, (SGS) aveva vinto l’appalto per il servizio di sicurezza ai mondiali di ciclismo di Varese. All’ ultimo momento però, era stata esclusa. Secondo gli organizzatori, gli svizzeri non rispettavano le condizioni per potere operare in Italia. Una giustificazione pretestuosa, dissero in molti che ritennero l’esclusione della SGS dai mondiali come la prova inequivocabile che per gli svizzeri lavorare in Italia è quasi impossibile.

La differenza di taglia, la poca conoscenza dei percorsi burocratici italiani e magari anche una certa inesperienza a confrontarsi con l’estero, potrebbe spiegare, in parte, la difficoltà per i ticinesi, di avventurarsi oltre frontiera.

Cisalpino “docet”

Ma le spiegazioni non sono così semplici. Il caso Cisalpino, da questo punto di vista è abbastanza significativo: il trasporto ferroviario transfrontaliero fra Svizzera e Italia è assicurato, da diversi anni, da una società mista, costituita al 50% dalle ferrovie svizzere e e da quelle italiane. Una collaborazione che dà i suoi frutti tanto che i risultati d’esercizio della navetta che collega Zurigo, Ginevra e Basilea a Milano, sono molto soddisfacenti. Eppure, da qualche tempo, le cose vanno malissimo. I convogli provenienti dall’Italia, accumulano ritardi inammissibili sono sporchi e si presentano in stato pietoso. Le “pannes” tecniche, poi,sono sempre più frequenti, quasi quotidiane. La società italo-svizzera, poco dopo Natale, per disperazione, deciso di sospendere, almeno momentaneamente, l’uso dei convogli ad assetto variabile sulla linea del Loetschberg, vanificando di fatto la riduzione dei tempi di percorrenza fra Italia e Svizzera che il tunnel di base, inaugurato due anni fa, avrebbe dovuto assicurare. Una crisi di affidabilità quella del Cisalpino, che in Svizzera non si esita ad imputare a Trenitalia. Infatti, la manutenzione del Cisalpino, per contratto, è stata affidata all’impresa italiana. Palesemente, i lavori vengono svolti in modo molto approssimativo.

Tutto questo, ha fatto andare su tutte le furie gli svizzeri, sempre più tentati di acquistare la quota italiana e gestirsi in proprio il Cisalpino. Ma non lo possono fare! Esiste, infatti, una clausula particolare, ottenuta da Bruxelles, che permette a Roma di imporre alle ditte estere che vogliono operare nel campo dei trasporti in Italia di gemellarsi con un’impresa locale. Pena: il divieto di circolare sulle linee italiane. La Cisalpino SA è dunque costretta ad adeguarsi in attesa di tempi migliori rischiando però di farsi togliere dall’Ufficio federale dei trasporti (cosa mai successa in precedenza) l’autorizzazione ad operare in Svizzera se i disservizi dovessero ripetersi oltre il tollerabile.

TILO in coda

Casi analoghi si ripetono anche altrove. Nel dicembre scorso, al momento del cambio di orario, i convogli di TILO, il treno Ticino-Lombardia, finanziato dal cantone svizzero e dalla regione lombarda, sono stati bloccati improvvisamente in frontiera perché sprovvisti di una seconda scatola nera, come prevedono le disposizioni italiane. Un pretesto, secondo alcuni, imposto semplicemente per creare scompiglio visto che da anni TILO attraversa la frontiera senza particolari problemi. A farne le spese, stavolta, sono stati i frontalieri italiani costretti, per dieci giorni, a cambiare treno a Chiasso.

Disservizi e tatticismi, che secondo alcuni, sono da imputare ai timori di Trenitalia per l’approssimarsi, (2010) della liberalizzazione del traffico passeggeri. Treni efficienti e puntuali oltre che puliti, potrebbero invogliare la clientela lombarda a disertare la compagnia nazionale per affidarsi ai convogli svizzeri.

E’ vero antieuropeismo?

Insomma, liquidare il voto ticinese di oggi come semplice antieuropeismo, è una semplificazione scorretta. I rapporti fra Ticino e Lombardia vanno migliorati. Sono necessari urgentemente terreni di intesa e una capacità di costituire un sistema transfrontaliero aperto e efficiente come già succede da anni a Basilea o a Ginevra. Ne guadagnerebbero tutti.

Red.

 

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