Svizzera, domenica referendum su libera circolazione delle persone
Domenica prossima gli svizzeri sono chiamati a esprimersi sulla prosecuzione dell’accordo sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera e Unione europea e sulla sua estensione a Romania e Bulgaria.In gioco c’è un piatto importante, poiché riguarda tutto l’impianto degli accordi bilaterali tra la Confederazione elvetica e l’Unione europea. Un eventuale “no” degli svizzeri infatti comporterebbe l’applicazione della cosiddetta “clausola ghigliottina”, per la quale tutti gli altri 6 accordi firmati dieci anni fa verrebbero annullati.
L’accordo prevede che i cittadini europei possano vivere e lavorare senza particolari restrizioni in Svizzera, e viceversa che i cittadini svizzeri possano lavorare alle stesse condizioni nei paesi dell’UE.
La paura che i lavoratori stranieri “rubino” il lavoro a quelli svizzeri e, soprattutto, che frotte di bulgari e romeni possano turbare la quiete delle cittadine elvetiche è alimentata, senza mezzi termini, dall’Unione democratica cristiana (Udc), l’estrema destra xenofoba, che infatti ha tentato fino all’ultimo di stralciare il capitolo dell’estensione a Bulgaria e Romania dal corpo principale del referendum.
A dicembre, nel lanciare la campagna contro la libera circolazione delle persone, il partito guidato da Christoph Blocher ha detto che questo significherebbe aprire le porte della Svizzera ai criminali. Romania e Bulgaria si situano ad un livello talmente basso in termini sociali ed economici, che sarebbe “totalmente irresponsabile accordare loro la libera circolazione delle persone”, ha dichiarato un deputato, Yvan Perrin, parlando di “terzo mondo europeo”.
Per simboleggiare i pericoli che “planano” sul paese, l’Udc ha scelto dei corvi neri che attaccano la Svizzera. “I corvi sono dei rapaci, degli uccelli aggressivi e ladri, che minacciano l’esistenza degli altri uccelli”, ha spiegato il presidente del partito Toni Brunner, ammonendo che chiunque potrà stabilirsi in Svizzera e dare sfogo alla sua “energia criminale”.
In passato, durante la sua campagna elettorale di maggior successo, l’Udc si era servita di un altro animale – la “pecora nera” – per esprimere la sua volontà di espellere i criminali stranieri.
La firma del primo pacchetto di accordi bilaterali tra la Svizzera e l’Ue risale al 1999, quando Berna intavolò trattative con Bruxelles per evitare l’isolamento economico del paese e garantire alle imprese svizzere un accesso adeguato al mercato unico europeo. L’accordo sulla libera circolazione è entrato in vigore nel giugno del 2002. Tre anni dopo il popolo svizzero si è di nuovo espresso su questo tema, accettando l’estensione dell’accordo ai dieci paesi che hanno aderito all’UE nel 2004.
Secondo gli ultimi sondaggi il “no” ha guadagnato terreno nell’ultimo mese, passando dal 40% al 43%. Gli indecisi sono il 7%.
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